La disciplina prevista nel cd. “Decreto Rilancio” per la correzione degli scritti trova le resistenze degli aspiranti avvocati, oltre 25.000 professionisti in attesa dei risultati delle prove sostenute a fine 2019. A cui vanno aggiunti i praticanti della sessione 2018 che pur avendo superato lo scritto non hanno potuto ancora sostenere gli orali.

“La correzione telematica degli scritti 2019 – scrive la dottoressa Claudia Majolo Presidente di Upavv, l’Unione dei Praticanti Avvocato – appare una proposta del tutto irricevibile giacché non solo il requisito della riunione della commissione appare indefettibile, ma non consentirebbe nemmeno la soddisfazione di quei criteri valutativi alla base dell’esame di abilitazione. Senza contare, poi, una dilatazione quasi all’infinito dei tempi necessari alla correzione delle prove scritte per arrivare agli orali e concludere così l’elaborato iter professionale dell’abilitazione forense”.

“Mentre negli anni scorsi – prosegue Majolo – i colleghi potevano già iniziare a intravedere una luce in fondo al tunnel, per noi è tutto bloccato, rinviato a data da destinarsi. Senza contare, inoltre, la difficile situazione in cui versano le Corti d’Appello del Nord Italia, impossibilitate a riprendere le correzioni dei compiti scritti in virtù di una pandemia sanitaria che appare lungi dall’essere sconfitta”.

“E’ una situazione inaccettabile – continua il direttivo Upavv – in cui a farne le spese sono giovani e meno giovani praticanti che si vedono negare l’accesso alla professione. In questo clima di incertezza, infatti, potremmo dover esser costretti a sostenere di nuovo le tre prove scritte, ignorando i risultati della sessione precedente laddove le commissioni non riuscissero a espletare le procedure in tempi ristretti. Noi, come associazione, abbiamo avanzato diverse proposte, quali l’abilitazione de plano già considerata per altre professioni oppure un passaggio diretto orale, puntualmente ignorate dal Governo”.




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