Il Garante della Privacy Antonello Soro ha scritto una lettera al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede
, chiedendo di fornirgli “o
gni elemento ritenuto utile alla migliore comprensione delle caratteristiche dei trattamenti effettuati nel contesto della celebrazione, a distanza, del processo penale, ai fini dell’esercizio delle funzioni istituzionali attribuite a questa Autorità“.

Il riferimento è alle norme contenute nei decreti sull’emergenza Coronavirus sulla partecipazione a distanza per qualsiasi processo penale con imputati detenuti. A rivolgersi al Garante era stata l’Unione delle camere penali, segnalando che la partecipazione a distanza avviene attraverso due programmi commerciali di una società estera (Skype for Business e Teams, della società Microsoft Corporation), individuati dalla Direzione generale dei sistemi informativi e automatizzati (DGSIA) del Ministero della Giustizia e sollevando dubbi sul rispetto delle garanzie minime di sicurezza, riservatezza e protezione dei dati personali richieste dalla normativa nazionale e sovranazionale”.

Temi ritenuti “sicuramente rilevantissimi e degni della massima attenzione” dall’Autorità Garante della privacy, che fa notare di non essere stata “investita di alcuna richiesta di parere” sulle norme emanate con i decreti, né sulla scelta della piattaforma per la celebrazione da remoto del processo penale.

“I tempi contratti” delle decisioni, scrive Soro, “hanno, verosimilmente, indotto ad omettere un passaggio – ritengo di evidenziare – tutt’altro che formale e che ha, invece, consentito sinora di realizzare un confronto sempre utile al fine di massimizzare la tutela dei vari beni giuridici in gioco, tra i quali appunto anche il diritto alla protezione dei dati personali”.




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